“Corpse groom”: Dead husbands and textual problems in Apuleius’ Metamorphoses
Abstract
This article revisits two textual problems in Book VIII of Apuleius’ Metamorphoses. The first concerns Tlepolemus’ address to Charite (8.8.7–8), a passage whose intricate structure and rhetorical layering have long prompted divergent editorial solutions. After reviewing the principal modern interventions, the paper proposes a different approach to the transmitted text. The second part re-examines the difficult reading nidifici aburriebant (8.22.5–6), assessing recent proposals and reconsidering the formation of rare or unique lexical items in Apuleius. Close attention to rhetorical structure and to literary models (in the first case), and to the author’s stylistic and linguistic usage (in the second), proves decisive for a proper evaluation of the manuscript tradition.
L'articolo prende in esame due famosi problemi testuali delle Metamorfosi di Apuleio, entrambi nel libro VIII. Il primo, più complesso, riguarda un lungo passaggio (le parole di Tlepolemo morto alla moglie in 8.8.7–8), il cui intero senso sfugge agli interpreti, che dunque hanno provato a intervenire su più punti; la paradosi però è forse meno corrotta di come si è sempre pensato. La seconda parte riesamina una lezione impossibile (nidifici aburriebant (in 8.22.5–6, l'episodio dello schiavo ucciso dalle formiche), valutando le proposte più recenti e ripensandolo a partire dal problema più generale della formazione di parole in Apuleio. Un’attenzione puntuale alla struttura retorica e ai modelli (nel primo caso) e agli usi stilistici dell’autore nel secondo si rivela decisiva per una corretta valutazione della tradizione manoscritta.